martedì 1 marzo 2016

Tema di Italiano: la mafia

La mafia non esiste.
E' un'invenzione dei media, infatti per avere successo nella vita bisogna saperle fare le cose, e io modestamente lo sappirei.
Se soltanto avessi (ops mi correggo avrei) frequentato di + la squola avessi saputo di più.
Ma alla fine i proffi mi hanno sempre promosso.
Perché mio zio era un boss.
Come disse De Copertoni, l'importante non è vincere, ma ritirare il premio.
Quindi come è evidente dai documenti, l'Italia è uno stato mafioso, quindi arrendiamoci all'evidenza: inutile combattere qualcosa che è dappertutto, e quindi non esiste, perché l'infinito e il nulla coincidono.
Come disse quel tipetto simpatico, quando la moglie lo scoprì con la cameriera, e lui esclamò: Cara, è tutto relativo.
Io nella vita ho sempre voluto tutto: ricchezza e benessere.
Chi non me lo concede lo uccido, e non fa nulla se riempio i terreni di scorie radioattive. Tanto vado a vivere da un'altra parte.
Dove troverò altre scorie.
Ma che mi importa, ho tante belle macchine che non so dove andare. Come le donne, a flotte vengono da me per farsi comprare vestiti e gioielli.
I libri  mi annoiano perché non è che capiscono molto di quello che dicono.
Le cose belle mi piacciono, ma per distinguerle osservo il loro prezzo, e quanto sono desiderate dagli altri. Se piacciono a loro significa che devono essere importanti. E io devo essere 'figo', piacere a tutti.
Ma se tutti mi temono, come faccio a piacere ?
Aspetta un momento,   c'è un tizio la fuori che non mi teme più.
Bang ! Bang !
Qualcuno ha preso il mio posto, e ora osservo tutto da un metro sotto terra.
Il ciclo della noia continua con qualcun altro. Convinto costui che  tutto ciò valga una vita spesa a inseguire il nulla.
Che la mafia non esiste, perché non esistono alternative.
Che la cultura è per i deboli, coloro che non si annoiano, perché sanno scegliere, sanno riconoscere la bellezza, anzi la abbracciano ogni giorno.
Negli occhi languidi di un cane, osservando lo scorrere dell'acqua limpida di un torrente, o nella bellezza di una poesia o nell'armonia di un'equazione matematica.
Che desiderano vivere felici, semplicemente aiutando gli altri ad esserlo. Senza cercare facili conforti nella religione, per essere eticamente puri.
Che considerano i sogni un carburante necessario, per potersi porre degli obiettivi autentici. Molto più del desiderio di possedere una bella automobile, che non è in grado di portarti da nessuna parte, se non sappiamo dove andare.
Semplicemente perché non sappiamo chi siamo.
La mafia esiste,
non la vede solo chi non sa riconoscere la bellezza.

mercoledì 17 giugno 2015


Esami di Stato 2015

Non si chiamano più esami di maturità, lo volete capire o no ?!

Prova di Italiano

Scegliere fra le seguenti tipologia di prova:
A- Saggio Breve
B- Saggio Brevissimo
C- Non molto saggio e quasi istantaneo, praticamente fischiettate ciò che intendete comunicare
D- Analisi del testo
E- Cestinare il testo o costruire aeroplani di carta con il testo
F- Articolo della gazzetta dello sport
G- Articolo IL
H- Quel che ti pare: cantatela e suonatela
basta perché non mi ricordo più le lettere dell'alfabeto

Commentare il seguente testo: Italo Cavino i sentieri di nidi di ragno
A volte il fare uno scherzo lascia un gusto amaro. Pin si trovava solo a giocare nei vicoli ...”
SVOLGIMENTO
Il commento continua citando altre 8 pagine di testo, che tralascio perché è già tanto che ho letto queste due righe. Figuriamoci poi se ho letto il libro, a me i ragni hanno fatto sempre schifo.
Se poi per scherzo metti un ragno nel panino del tuo compagno, certo che lascia un gusto amaro. Più che altro quello si incazza come una vipera.
Ma poi, lasciare il pin, in giro, incustodito. Non è che sei un po' pirla ? Come dicono a Genova pirla, noi a Milano diciamo pirla.
Cosa significa la frase 'nebbia di solitudine gli si condensa nel petto ?'
Qui a Milano di nebbia ce ne intendiamo, ma non ci sono più i nebbioni di una volta. Ma a Genova ? Li, sono talmente tirchi, che piuttosto che offrire da bere a qualcuno, preferiscono tornare a casa da soli, e poi si perdono nella nebbia.
E poi copriti no ! Vai a risparmiare sull'abbigliamento e poi ti inzuppi il petto
Insomma anche quest'anno mi tocca cimentarmi nella prova di Italiano, e in un tema ridicolo. Sarò la decima volta che ripeto gli esami. Nonostante tutti i miei sforzi, ogni anno mi rivogliono. Non perché cerchi di essere promosso, tutt'altro.
Ma non mi riesce mai di farmi bocciare. Forse perché sono commissario ?
Dovevi pensarci prima mi dicono.
Ma prima quando ?
All'asilo, era lì che dovevi mandare subito a quel paese (eri ancora educato allora, e non conosscevi espressioni più dirette) la suora.
Ha ragione il mio amico Osvaldo. Oggi bisogna essere maleducati: è la moda.
E smetterla di cercare le radici quadrate. Se hai già perso le tue radici, cosa te ne fai di una quadrata ? E come fai a scrivere sciocchezze se sei quadrato ?
Ma torniamo al tema, dei nidi. Ma cosa erano, ragni volanti ? E spiderman dove va a fare il nido, in un attico ?
Io comunque al ragno preferisco la vespa. Almeno posso andarci in giro.
Comunque per concludere la mia analisi, in modo che il saggio rimanga breve, altrimenti la SIAE mi fa pagare un casino: questo Calvino, deve essere stato molto stressato per aver perso i capelli da piccolo. Lo chiamavano tutti Calvino per quello.
Aveva la fobia dei ragni di sicuro, ma poiché si divertiva a farli cadere nelle scollature delle ragazze, per godere nel vederle strillare come delle ossesse, beh: aveva sicuramente bisogno di materia prima.
Per questo andava a cercare i nidi: per rifornirsi.

lunedì 9 marzo 2015

Do your best

Do your best
Do the right thing
Show other people we care

    J.A. Hoge

Sii prudente col la parola
Non generalizzare
Non prenderla sul personale
Fai del tuo meglio

   I 4 accordi

Un'estate a Lambrate

AMBRATELA questa stazione. Il partito d'azione staziona, ma non va. Ma va !
Il treno fischia, il vento, la tempesta. Fischia ma le passeggere non si voltano.
Sono mode le passeggere, tempeste tempestate di telefonate, inarcano le sopracciglia e si imbarcano con un bell'arcano.
Fino a che non viene scoperto.
Ma ci vorrebbe una dritta, perché non basta una bitta.
Il boma ruota attorno all'albero ma non trova il posto giusto per fare pipì.
Milano è il posto giusto per andare a vela in effetti. La torre velasca è li per quello. E senza effetti nemmeno il prete canta messa. Figuriamoci in banca.
Sotto la banca la capra crepa, sopra la banca uguale, specialmente sotto Pasqua.
Solo dentro si respira un pochino. Con tante scuse, ma qui il contante lo devi su dare.
Solo il bancopaz di può dare qualcosa ma solo se hai il pin. E la carta ha il chip. Se hai lo smarte phone e la smart card ed è il tuo smart day.
Altrimenti scopri che sei pirla.
Non c'è più posto ahinoi per la stupidera, quella che ti faceva ridere a crepapelle per le capre che vivevano sopra le panche ma stramazzavano sotto. E fatele un po' più alte ste panchine.
Ora c'è solo la normalità della stupidità.
La tristezza dell'ignoranza supponente, quella filosofia secondo la quale e senza la quale si rimane tale e quale.
Un albero che fischia, la passeggera che tempesta, Il boma che fa pipì. Mi che vado a vela a Milan
Basta tirare fuori il fazzoletto in una giornata ventosa, il motore si spegne da solo, tanto non c'è più benzina.
E la barca si immacchina.
E via di bollina che è una gallina bollita.
Come il cervello al sole afoso di agosto a Lambrate, che non è agosto ma luglio. Perchè c'è il mese legale, non l'ora legale.
Adesso è agosto, così' a settembre non c'è nessuno sulle spiagge e le scuole ricominciano a ottobre, come una volta.
Insomma un papa ha modificato il calendario e non possiamo farlo noi. Volevo metter il punto di domanda, ma me l'hanno censurato.
Vogliamo l'estate a gennaio.
In tempo reale, come il marito della balena con l'arco.
Un arcobaleno dopo il temporale
Seguite la freccia. Se vi porta al cuore allora era Cupido. Se vi porta in centro allora era un segno fuori dal comune. Perché dentro il Comune non lo vedeva nessuno.
Il sindaco intanto celebra il matrimonio con la formula di rito: vuole lei sig. Rino, rinnovare l'assicurazione ?
Dica SI SI, oppure SI SI SI basta che rinnovi
aggiunga un po' di flessioni,  il moto Rino è salutare. Saluta Rino.
E lei signora Pina, vuole diventare l'assicurazione vita del Sig. Rino Ceronte, residente in via d'estinzione ?
Finché Equitalia non vi separi ?
Dica però però
Ancora ? L'ancora l'abbiamo buttata e abbiamo smesso di andare a Vela, oggi andremo a Velate. Un paese vicino a Usmate. C'è un profumo, altro che a Lambrate.
E smetteremo forse di raccontare minchiate. Ma spero anche no.

venerdì 2 gennaio 2015

Una buona lettura

Ho appena finito di leggere un libro che mi ha colpito molto.
"L'ora di lezione" di Massimo Recalcati.
Ecco la mia recensione pubblicata su GoodReads un ottimo social network dedicato alla lettura:

L'ora di lezione: Per un'erotica dell'insegnamentoL'ora di lezione: Per un'erotica dell'insegnamento by Massimo Recalcati
My rating: 5 of 5 stars

Un libro bellissimo, che ogni insegnante dovrebbe leggere. O forse no. Seguendo un po' ciò che il testo mi ha comunicato, forse senza dirlo esplicitamente è che anche i libri forse sono come i maestri.
Devono essere amati, perché riconosci il loro chi di ha acceso il fuoco del desiderio. Quello di conoscere.
Quale miglior e coraggioso termine poteva inventarsi l'autore per descrivere in una sola parola il concetto fondante del testo: erotica dell'insegnamento.
Mi sono ritrovato leggendolo più nel mio ruolo di insegnante che di allievo. Tutti i miei tentativi di accendere quel fuoco, le derive verso le illusioni del cognitivismo esasperato e della iper tecnologia. O le stanchezze che ti portano ad essere assente anche se sei presente. E i successi, quando per merito, fortuna, energia o chissà riesci ad ottenere successi insperati. Li senti e li percepisci, anche se non puoi misurarli.
E si riflette anche sul essere stati allievi, sui nostri maestri, cosa ci ha colpito di loro, cosa ci hanno lasciato.
Ha proprio ragione l'autore, colui che considero il mio maestro nella materia che insegno, non ha mai fatto una sola ora di lezione in mia presenza. Con lui non ho sostenuto alcun esame. Ma dal primo giorno che l'ho incontrato e l'ho sentito parlare, mi ha lasciato una impronta indelebile, che ha segnato per sempre, il modo con il quale considero la mia materia. Ho percepito freschezza, gioia della novità e della scoperta, amore per il sapere, in qualsiasi forma o di qualsiasi tipo.
Ho apprezzato molto in questo libro l'esplicita ammissione che le tesi esposte non dipendono dal tipo di materia o cultura che si insegna, che sia letteraria o scientifica. E nemmeno una condanna acritica della tecnologia. Piuttosto un sottolinearne i limiti e le motivazioni di questi limiti. Non escludendo quindi in assoluto di poterne fare buon uso. Ma questa è una mia riflessione personale.

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giovedì 25 dicembre 2014

Auguri di Buon Natale

Visto che ad ogni festa, occorre scrivere i biglietti di auguri, e non so mai che frasi utilizzare, ho deciso di crearmi un modello da poter riciclare ad ogni occasione.
Ecco cosa mi è uscito dalla penna, nell'ultimo bigliettino:

Le feste come queste sono l'occasione per ricordarci da dove veniamo, dove andiamo e se arriveremo in ritardo.
Per fortuna c'è il TOM TOM ma bisogna assicurarsi di avere le batterie cariche.
Per questo ti auguro tanta energia da dedicare a Te e famiglia che sei sempre Te.
Già che ci sono ti auguro anche un po' di fortuna e di soldi.
Quest'ultimi ti consentiranno di fare la spesa con maggiore tranquillità.
Se non ci sarà l'AMORE almeno non avrai nessuno vicino che ti dice cosa comprare.
Buon Natale, Buon Anno e Buona Pasqua.
p.s. mi porto avanti e risparmio un bigliettino.

ecco il secondo biglietto:

Vi auguro per questo Natale tanta serenità.
So che avete deciso di trascorrere questa festa in crociera, quindi la pioggia potrebbe essere un problema.

a proposito di serenità ecco il terzo biglietto:

Caro Matteo,
ti auguro di stare sereno, così come tu hai augurato ad Enrico un po' di tempo addietro.
E auguro a tutti i miei connazionali che hanno deciso di trasferirsi all'estero, e sono parecchi, di trovare una soluzione alternativa: facciamone emigrare solo uno e suo posto mettiamoci qualcuno che sia almeno 'normalmente onesto' e con quel minimo di sale in zucca per poter fare qualcosa di utile.
Che non è quello di risollevare l'Italia, a quello ci penseranno da soli gli italiani onesti e laboriosi. Basta smettere di massacrarli e fargli venire la voglia di emigrare.

domenica 3 agosto 2014

Uscire dalla crisi con la libertà del pensiero sostenibile.


Si può.

di Giulio Falco

In questo periodo di profonda e interminabile crisi economica, sembra prevalere lo sconforto e la rassegnazione piuttosto che la fiducia nel lavoro e del vivere civile. Se si affronta la questione partendo da dei concetti fondamentali forse però, le cose non sono poi così complesse e imprevedibili come sembra.
Partiamo da un assioma fondamentale, non sarà più possibile per il futuro che ci aspetta ignorare completamente la questione ambientale. Questa riflessione mi ha portato a tracciare una mappa concettuale, per mettere un po' d'ordine ai pensieri che si affollano e si disperdono a volte, su questioni che solo all'apparenza sono diverse.

 


 
In un testo molto bello, anche se impegnativo, Gregory Bateson parla di ecologia della mente1. Insieme all' idea più semplice da afferrare ossia l'ecologia applicata al mondo che ci circonda, è il concetto fondamentale da cui non si può più prescindere.
Il termine sostenibilità, aveva a che fare con il fatto di non lasciare ai nostri figli o nipoti un mondo invivibile, sfruttato fino all'osso per soddisfare i bisogni consumistici sfrenati tipici delle società occidentali opulente e potenti. Questo fino a ieri.
Oggi è palese che la bolla è scoppiata proprio qui adesso, davanti a noi. E non si tratta poi di pensare ai nostri figli come sarebbe doveroso, ma difficile per qualcuno, ma garantire anche a noi stessi una sopravvivenza adeguata e dignitosa.
Senza la globalizzazione si poteva senza troppi rimorsi, andare a sporcare il paese di qualcun altro, sfruttare le risorse o esportare la pace armata. Colonizzare gli incivili con la nostra supposta cultura.
Dovrebbe essere ormai evidente anche ai più miopi e distratti che questo sistema non può più funzionare. I nuovi paesi emergenti, non aspettano altro che invertire la tendenza, non preoccupandosi troppo dei fardelli e costi della così detta democrazia.
Se si desidera giocare la partita su questo piano, i paesi occidentali hanno già perso ancora prima di iniziare. Ma tutto fa credere che questa sia la strategia delle classi dominanti in occidente, o almeno in alcuni paesi europei.
Cosa c'entra in tutto questo il termine 'autopoiesi' ?
La parola è stata coniata dagli scienziati cileni Maturana e Varela, nello studio delle caratteristiche essenziali della vita.2
Significa essenzialmente autocontrollo o meglio auto produzione delle proprie componenti.
Generalizzato all'attuale situazione economica, significa forse la necessità della riscoperta dell'autarchia ? Ovviamente no, in quella forma come è stata conosciuta in passato sarebbe un suicidio.
Il dilemma o apparente paradosso è che da un lato si propugna l'austerità, i tagli dei consumi, la 'spending review', e in effetti con la carenza di liquidità e il livello di imposizione fiscale tutto ciò è diventata una scelta obbligata. E dall'altro si auspica la crescita economica, che significa dare lavoro ad altri, investendo, consumando, acquistando prodotti e servizi.
Impossibile. Mi pare evidente anche senza lauree in economia, mantenendo il sistema economico politico attuale, e lo stile di vita e di pensiero correnti.
Se non vogliamo che le cose si aggiustino da sole, in modo autopoietico, con qualche bella guerra o rivoluzione violenta, dobbiamo cambiare stile e strategia.
Il controllo delle proprie componenti è la base della vita. Significa che non solo dovremmo poter controllare le componenti che maggiormente influenzano la nostra vita, quella di tutti i giorni, delle persone che lavorano, amano, si spostano e creano.
Fare in modo che producano non scorie o sfruttamento di altri mondi, che siano luoghi o persone, ma stimoli per innestare circoli virtuosi.
Ho così preso in considerazione oltre alle istituzioni altre tre componenti: il cibo, la cultura e il software.
Perché il cibo ?
Risposta: sappiamo ciò che mangiamo ? Potremmo riconvertire in orti, gli spazi che abbiamo dissennatamente cementificato ? Abolire quelle filiere che amplificano a dismisura i prezzi dei prodotti agricoli, portando sulle nostre tavole frutta che appare acerba che poi improvvisamente marcisce ?
Possiamo risparmiare sui costi relativi alla salute con una prevenzione basata sull'alimentazione ?
Qualcuno potrebbe obiettare che il discorso è utopistico e un po' populista, forse in stile un po' Grillesco e pentastellato.
Può darsi, ma rimanendo con i piedi per terrra, non credo che iniziare a coltivarsi un orto, e consumare prodotti di provenienza autoctona e della stagione corrente, possa mettere in serio pericolo i posti di lavoro delle cassiere dei supermercati. Almeno nel breve periodo.
Il problema sicuramente è culturale e di sistema. Si potrebbe sintetizzare nella necessità di conoscere come stanno le cose, senza particolari studi fantascientifici, ma solo con un bel po' di trasparenza nella condivisione delle varie iniziative in questa direzione.
Già, un tema assai delicato la trasparenza. E qui casca l'asino direbbe qualcuno. (non è lo stesso qualcuno che prima mi dava del Grillino)
Può sembrare strano, ma sapere cosa gira nei nostri computer oggi è quasi altrettanto importante che sapere cosa si mangia. E ancora più difficile da determinare.
Il codice eseguibile del software che fa funzionare i nostri computer, telefonini, tablet, che controlla la nostra salute o ci fionda nelle comunità dei social network, è di gran lunga più indecifrabile, delle etichette dei prodotti alimentari, specialmente se è tenuto nascosto con tutti i mezzi possibili, tecnici e legali.
Se non bastano questi due mezzi, si fa ricorso al 'carico da novanta': l'ignoranza e l'indifferenza.
Nessuno dei grandi produttori di queste meraviglie tecnologiche che allietano la nostra vita digitale, farà molta pubblicità o vi spiegherà che cosa è il 'software libero'. L'open source o la vera etimologia e storia del movimento 'hacker'.
La maggior parte delle persone sarà portata a credere che si tratti dei pirati informatici e correrà a comprare un antivirus.
Bene, cioè male. Si ritorna al concetto di trasparenza, utilizzare software prodotto da comunità di utenti, o produttori illuminati, che distribuiscono il codice sorgente del software, ossia la sua matrice originale, permettendo a chiunque di analizzarlo e modificarlo è un concetto che si lega perfettamente alla logica del discorso che stavamo facendo.
Per risolvere il dilemma apparentemente insormontabile fra diminuzione dei consumo e crescita, occorre osservare la cosa da un altro punto di vista, sbarazzandosi dei costi nascosti, imposti dalle strutture di controllo centralizzate che ci sovrastano.
Consumo consapevole ? Informato ? Diretto fra utente e utente, fra produttore e consumatore. Tra chi si muove per un mondo migliore e chi può fornirgli le idee le soluzioni per sostenerlo ?
Mi viene in mente un solo termine per dire tutto questo. Cultura.
Se abbiamo paura della cultura è veramente finita. Per tutti.
Se non ci sbarazziamo di chi vuole distruggerla, anche. Non è difficile scoprire di chi si tratta.
Si sono mostrati da soli. 
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1 Verso un'ecologia della mente
by Gregory Bateson
Paperback, 604 pages
Published April 5th 2000 by Adelphi (first published 1972)
ISBN 8845915352 (ISBN13: 9788845915352)

2 Autopoiesi E Cognizione: La Realizzazione Del Vivente
by Humberto R Maturana
Published 1985 by Marsilio editori
ISBN 8831747789 (ISBN13: 9788831747783)

lunedì 7 luglio 2014

Esami di Stato 2014 - Colloqui finali


E' la fine

Sono terminati anche quest'anno gli esami di stato. Partecipo come ormai mi accade da diverso tempo in qualità di commissario esterno. Sono passati ormai molti anni da quella prima volta, quando evitai una multa raccontando al vigile che mi aveva fermato in zona pedonale, che ero un commissario in missione.
Ebbi la forza di non aggiungere "per conto di Dio" come fece John Belushi nel film " Blues Brothers" e me la cavai.
Alla prima riunione di insediamento della Commissione un attimo di panico, mancava il componente di Italiano, colui che avrebbe dovuto correggere una valanga di temi.
Era stato fermato all'ingresso della scuola scambiato per uno studente. 
Vestito tutto di arancione era stato poi dirottato verso l'istituto d'arte al posto che verso la scuola per ragionieri. 

Il giorno dopo si è presentato vestito tutto di bianco, lo abbiamo ritrovato dietro il bancone del bar dove lo avevano messo a distribuire gelati. Il terzo ha scelto il nero, ma è stato allontanato dagli studenti dicendo che portava sfiga.
Solo dopo quattro giorni lo abbiamo recuperato e si è messo al lavoro. 

Debbo ammettere che quest'anno tra i partecipanti della commissione non vi sono stati svenimenti ne attacchi isterici, segno che il nuovi corsi di meditazione zen, proposti dal nuovo governo Renzi hanno sortito gli effetti sperati. 
Se non si riesce ad aumentare il livello culturale degli studenti e nemmeno ad abbassare più di tanto quello degli insegnanti, rendiamoli almeno immuni agli effetti delle cazzate che sono costretti a leggere o sentire durante le prove.

Quindi quest'anno ho solo ricordi molto vaghi di ciò che ho sentito durante i colloqui. 
Alla prima domanda del prof di Italiano, durata circa mezz'ora, quando la presidente lo ha invitato ad essere più conciso, lui ha chiesto al candidato: "mi dica se è d'accordo oppure no con quanto ho affermato." E lui ha risposto boh. 
Tutte le tesine preparate dai candidati hanno fatto uso di mezzi multimediali, che consistevano in una diapositiva che veniva proiettata e mai cambiata al video proiettore e in uno sproloquio di 15 minuti recitato a memoria dai candidati infischiandosene sia del pc che di eventuali domande della commissione. 
Per farli smettere non bastava togliere la spina, bisognava recitare la frase magica "signori miei ...". Ce lo hanno insegnato ai corsi istituiti dal governo Renzi.
I colloqui alla fine sono terminati senza battute degne di un articolo da blog, a parte la domanda rituale del collega sul perché la "scapigliatura" si fosse diffusa soprattutto nelle città del nord, nessuno ha avuto il coraggio di rispondere " perché c'è più vento ". 

Diciamo quindi che si è trattato di un esame prudente, nel quale i candidati in difficoltà, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Come nei processi penali. E si sono tenuti lontani da facili battute, come sulla domanda del prof di diritto se il Presidente della Repubblica può essere rieletto. 
Siamo in un momento delicato signori miei, potrebbe essere l'ultima volta che si può scherzare su un esame di stato. 

Sta per sparire il Senato, ma non i senatori. Daranno i consigli per gli acquisti, immuni da ogni critica e soprattutto da possibili arresti richiesti dai pm.
In effetti non è possibile riflettere su queste cose durante un esame, soprattutto se non si chiama più di "maturità". Di maturo non rimane nemmeno la frutta, che passa direttamente dal congelato a marcia.
Se il desiderio espresso dai diplomandi, alla fine del colloquio è quello di continuare con gli studi universitari, giusto nel frattempo in cui si cerca un lavoro, siamo messi veramente male. Con una sola risposta sono riusciti ad esprimere ciò in cui veramente credono: al lavoro che non esiste e agli studi che non servono a niente.
Cosa gli vuoi rispondere ? Niente, anche perché la domanda l'abbiamo fatta noi. Cosa pensa di fare, nel futuro ?
E noi cosa pensiamo del futuro della nostra scuola e del nostro paese ? Continuare a fare domande che non attendono risposte, ma solo inutili narrazioni imparate a memoria ? Giusto per risparmiare sugli hard disk, colpiti dalle tasse preventive.
Ho sempre pensato che finché ci sarà cultura, ci sarà libertà, per questo temo che dopo le riforme costituzionali, proporranno quelle scolastiche. 
Dal porcellum all'asinellum.
Alla fine tutti promossi, come è giusto che sia. Chissà se alle prossime elezioni adotteranno lo stesso criterio. Stanno studiando le regole affinché si possano fare solo quando la maggioranza sarà quella desiderata.
Abbassiamo il quorum per comandare, come abbiamo abbassato il livello al quale dare la sufficienza.
Basta saper recitare qualcosa: un mantra qualsiasi. Signori miei.